Turchia 2007
Una cavalcata solitaria ai confini con l'Iran

Visto che con le donne proprio non ho fortuna, per distogliere un po' la mente, ho deciso di avventurarmi in una cosa quantomeno faticosa, gironzolare con la moto e la tenda per la Turchia orientale e raggiungere così il Nemrut Dag. Una mitica montagna nei pressi della Siria dove un antico re, Antioco l, ha pensato bene di farsi costruire una tomba un po' strana.
Da sempre un posto che desidero parecchio vedere anche perché è veramente unico.
Naturalmente già, che sono da quelle parti, cercherò di raggiungere anche il lago di Van, il Palazzo di Isak Pasha e tentare un trekking sul Monte Ararat.
Partito da Torino, dopo il breve tragitto in nave, Ancona-Igoumenitsa e attraversato il nord della Grecia, mi trovo a Istambul, in un baruccio nel bazar proprio a fianco alla Moschea Blu, dove ho anche trovato da dormire in una pensioncina e già respiro aria orientale.
Per ora tutto bene, in Grecia giornate sempre belle e strade poco trafficate.
Ad Ancona sulla nave con me sono saliti due pensionati ultrasessantenni toscani molto "in gamba"... Uno con un’Honda Transalp e l'altro con uno scooter 500 della Suzuki.
Abbiamo così fatto circa 380 km insieme da Igoumenitsa fino a Thessaloniki. Lì ci siamo divisi perché io proseguivo per la Turchia e loro invece facevano un giro in Bulgaria e Romania, si perché a una certa età, le "donnine bisogna cercarle più giovani... tu ‘un po' mia andà on una sessantenne...?!? Le ultime artucce bisogna spararle bene!!!"
E così tappa a Kavala e poi oggi sono già ad Istambul. Alla frontiera con la Turchia, ho incontrato due motociclisti turchi, marito e moglie, con BMW GS 1200 che rientravano da un po’ di vacanza in Grecia. Conosciuto il mio itinerario, il marito mi ha voluto lasciare il numero del suo cell. dicendomi che qualsiasi cosa avessi avuto bisogno, di chiamarlo...
Non so se essene contento o preoccupato...
Le strade della Turchia sono al 20% ottime, al 20% buone, e per quello che resta... va a fortuna. Dietro ogni curva, ogni cunetta, ci può essere di tutto, un mucchietto di ghiaia, una buca, una mucca che attraversa, un gregge di pecore, un camioncino scassato fermo ecc.
Ma questo uno lo sa, o perlomeno lo immagina e così ci sta attento.
Quello che non puoi prevedere e quindi evitare, sono i lavori in corso.
Per fare prima i furboni cosa fanno, per prima cosa tolgono tutto l'asfalto da tutte le corsie, quindi procedi piano piano sullo sterrato che con la moto carica di borse e bagagli già non e' semplice...
Poi spargono un bello strato di ghiaia, circa 20 cm... e qui il divertimento aumenta! Sembra di fare snowboard con la moto.
lnfine, ci spargono sopra una bella scarica di bitume, così il catrame, una volta asciugato, tiene ferma la ghiaia!
E qui non hai scampo. Tutta la careggiata piena di bitume denso e viscido.
Naturalmente in un tratto di lavori io me li sono beccati tutti e tre in sequenza. Non so come ho fatto a percorrere il tratto con il bitume senza cadere, mica potevo aspettare che asciugasse!
Quando sono tornato sull'asfalto normale ho constatato i danni: tutta la parte bassa della moto era imbrattata di nero. Panico!
Per fortuna al villaggio successivo c'era un officina e così, mentre io bevevo un chai con il proprietario seduto su un sofà messo sul marciapiede, il garzone mi lavava tutta la moto con un getto forte di nafta mista a qualcos'altro. Moto perfetta!
Dimenticavo, il tratto minimo per i lavori in corso e' di 6/7 km!!
Non era nel mio itinerario perchè troppo a nord ma visto che il mio amico Luciano me l'ha ricordato, oggi ho girato le ruote verso nord e ho visitato i resti dell'antica capitale dell'Armenia, Ani.
Rovine risalenti al lX-X secolo e importante centro per i viandanti della via della seta.
Posto davvero unico, mai visto nulla fatto cosi, é anche difficile da spiegare. In sostanza su un vasto pianoro erboso spuntano resti di chiese, cattedrali, moschee, resti di una città con bagni, botteghe ecc. ll tutto sul bordo di un bel canyon e dall'altra parte del fiume l'Armenia.
Quindi soldati da tutte le parti, perchè i turchi, che non sono ben visti dai greci, non sono simpatici neppure agli armeni. Per questioni di sicurezza (sembra che gli Armeni sparassero sui turisti...) fino a poco tempo fa Ani non si poteva visitare e l’accesso a diversi resti sono ancora proibiti.
Proseguo quindi verso sud; ad un certo punto soliti cartelli di lavori, "speriamo solo che non ci sia il bitume" penso tra me. lnvece no, ponte caduto per cui semplice deviazione sulla destra, e sterrato per raggiungere un ponte provvisorio. Davanti a me un grosso camion che naturalmente mi riempie di polvere. Rallentare non se ne parla perché ne avevo altri quattro o cinque dietro...
Finalmente lo sterrato finisce, do una bella accellerata per scrollare la polvere anche alla Strommina e supero il camion... alzo gli occhi ed eccolo lì... bello, imponente, immacolato, maestoso con i suoi 5150 mt... domina tutta la pianura: l'Ararat!
Sapevo che avrei dovuto incontrarlo ma mi ha sorpreso lo stesso.
Da lì in poi, nei restanti 40 km che rimanevano mi sarò fermato 15 volte per fotografarlo e non mi sono saziato.
Ora sono a Dogubayazit, un paesino a 30 km dal confine con l'Iran (lì purtroppo non ci posso entrare, non ho il Carnet de Passage en Douane per la moto) e ho preso una stanzetta dalla quale vedo l’Ararat.
Dopo aver visitato il bellissimo palazzo di lsak Pasha, fantastico, molto suggestivo davvero sopratutto per la posizione, di mattina presto giro le ruote verso sud e riprendo la marcia per il lago di Van. Preferisco partire presto, dopo un buon caffè della mia moka, perchè poi il sole non perdona e anche se ho solo una maglietta sotto la giacca, fa veramente caldo.
Percorro una strada che fiancheggia il confine iraniano, in un paesaggio lunare (è una zona vulcanica) molto bello, sto attraversando il Kurdistan e così di posti di blocco dei militari ce ne sono diversi, uno ogni 20 km circa. ln genere si accontentano di dare un'occhiata al passaporto e via, ma questa volta no...
Mi fanno scendere e accomodare sotto una tettoia. Mi invitano, sempre con gentilezza, a sedere su una panca e dopo poco arrivano due graduati che prendono una sedia e si siedono di fronte ad un metro da me.
Uno continua a girare il passaporto pensando così di leggerci chissà che cosa e l'altro mi chiede se parlo turco.
Ovviamente no, so giusto quattro parole per sopravvivere in caso di necessità, tipo "grazie, prego, acqua, quanto costa, troppo caro, si, no, qualche numero ecc."
Allora mi chiede se parlo russo... si, il russo addirittura... ovviamente no... e cosi restiamo a guardarci...
A un certo punto, spazientito, faccio segno se me ne posso andare ma il più importante con un sorriso mi fa segno di no, ed ecco comparire un bicchiere di plastica con una brodaglia beige dentro.
Caffè! Mi fa segno... iu!
Si, iu... cioè devo bere sta roba?
Penso rapido, se mi faccio il beverone poi non mi romperanno più le scatole e così potrò andarmene.
E così mi sacrifico.
Brodaglia incolore, insapore, bollente!
Cavolo, io che avevo ancora in bocca il sapore del mio "qualità rossa" con un paio di grancereale alla frutta e miele!
Ci metto un po' ma lo bevo.
-Vere iu from itali?-
-Di dove? Di Torino e subito li anticipo, no Juventus! TO Rl NO !!-
-Quello che rigirava il passaporto solleva lo sguardo... Torino?... Sukur Hakan!!!-
Uno sguardo di stupore e poi giù risate, pure le reclute che si erano nel frattempo attorniate a noi...
Mi ridà il passaporto, una pacca sulla spalla e via verso il suggestivo lago di Van.
E' più potente il calcio di qualsiasi politica internazionale...
(per chi non lo sa, Sukur Hakan è stato un calciatore turco del Torino negli anni '90, un pacco incredibile, un giocatore scarsissimo che credo, nel Toro abbia fatto 1 gol!)
Sono in cima al Nemrut Dag, la meta del mio viaggio.
L'alba è passata da più di un'ora e sono solo. C'erano una dozzina di giapponesi che fatte le loro foto con il flash (all'alba...) si sono guardati un po' intorno e poi li hanno riportati al pulmino e se ne sono andati.
C'erano anche quattro o cinque tedeschi in sandaletti e felpina, ma se ne sono già andati anche loro, fa freddo qui e c'è un ventaccio anche se il sole ormai inizia a scaldare un po'. Ho faticato parecchio a salire con la moto nel buio e con un vento fortissimo che mi spostava lateralmente. Temevo di non farcela.
lo sono ancora qui, aqquattato dietro ad una roccia senza grossi problemi ad ammirare uno spettacolo della natura, gli amici Ciano e Lilli mi avevano avvertito per cui sono bene attrezzato con guanti e cappellino in pile.
E poi non mi va d'andarmene.
Sto bene qui, è un posto magico.
L'alba vista da quassù è davvero speciale, c'è un'atmosfera dalla quale si percepisce la forza della natura, la potenza del sole che, alzandosi lentamente ma inesorabilmente, illumina la vasta pianura dell'Eufrate.
Sono luoghi che rigenerano, che danno forza, che ti fanno continuare...
La mia cara amica Renata, insegnante di yoga, dice che anche questa è una mia forma di meditazione, di studio, di ricerca dell'interiore. Può darsi, io sono un po' "duro" a farmi entrare in testa ste cose...
Sapere che alle mie spalle, a pochi metri c'è la tomba di un antico re, Antioco l figlio di Mitridate, e che questo re è stato molto più furbo, a mio modo di vedere, di tutti i potenti e venerati faraoni mi emoziona.
Più furbo certo, perchè mentre i faraoni ostentavano la loro potenza erigendo piramidi le più grandi possibili, e tutti sappiamo che fine hanno fatto le loro tombe, Antioco l si è fatto ricoprire da tonnellate di pietre fino a costruire una montagna sulla cima di una montagna...
Ancora oggi nessuno è riuscito a scoprire dov'è e ...se c'è...
Scavare lateralmente non si può perchè non si può fare un buco nella ghiaia... e quindi o si spiana tutto, e vi garantisco che è veramente grande, o lo si lascia riposare in pace, ammesso che sia qui! Altra furbizia...
Per fortuna hanno deciso di lasciarlo li dov'è e il mistero rende la cosa e il luogo ancora più affascinante.
Dopo essere stato a Birecik, un paesino sull'Eufrate nel profondo sudest della Turchia a pochi km dalla Siria (altro stato canaglia!), per vedere un uccello rarissimo, l'ibis calvo, un tipo di ibis in via d'estinzione, giro le ruote verso ovest ed inizia lunga ma inesorabile la via del ritorno.
Decido di passare per la Cappadocia, ci sono già stato un paio di volte ma lo spettacolo è sempre fantastico. lnfatti le dedico un paio di giorni gironzolando a fare foto qua e là con la moto scarica, maglietta (fa sempre un caldo boia), niente casco (qui non si usa proprio), zainetto sulle spalle... è davvero un bel girare!
Ho trovato la solita pensioncina a Goreme, da 12 euro la notte, a conduzione familiare ed il capo famiglia è davvero un tipo simpatico. Si è fatto anche accompagnare in moto ad Avanos un paesino a 8 km ed era felice come un bambino seduto dietro, salutava tutti suoi amici per strada.
Qui tutti si stupiscono della moto, moto così qui non ce ne sono proprio e le classiche domande che mi fanno tutti sono "quanto fa?" e "quanto costa".
Per fortuna il serbatoio è sporco di polvere così ho scritto le cifre sopra e devo solo indicarle. lnutile sottolineare che non c'è il rischio che la pioggia mi cancelli le scritte... ll cielo è sempre sereno e terso.
A pochi metri dalla pensioncina c'è un negozietto che vende un pò di tutto ed io, regolarmente tornando la sera mi fermo a prendere dell'acqua e magari un succo di frutta.
ll proprietario è un tipo con la faccia simpatica, di quelle che da subito ispirano fiducia. Una sera, annoiato mi invita a sedermi e a bere il succo vicino a lui, quasi con l'espressione... "tanto che cos’hai da fare?"
"Ma si", mi dico, "perchè no?"
Mi siedo accanto a lui, nel fresco della sera rivolti verso la strada, fuori dal negozietto ed inizia un dialogo che per farvi capire io vi descriverò in modo corrente ma tra noi si è svolto essenzialmente a gesti, smorfie, gesticolazioni e qualche rarissima parola d'inglese abbastanza storpiata.
-ti da fastidio se bevo il succo qui, davanti a te?-
-figurati, fai pure non c'è problema, mi spiace non tenerti compagnia ma sai è periodo di ramazan (in Turchia il ramadan lo chiamano cosi) e così, fino a quando Hallah non va a dormire (cioè al tramonto) io non posso ne bere ne mangiare nulla.-
-già una bella seccatura, davvero non capisco come ci riuscite... dall'alba al tramonto senza bere, mangiare...-
-fumare!! Per me la cosa più difficile è il non poter fumare!-
(e già è un turco...)
-bel guaio, ma davvero riesci a non bere nulla, nemmeno un po' d'acqua?-
-bè... oggi verso le tre una chorba me la sono fatta (una minestra molto buona che io mangio tutte le sere), se no casco per terra...-
-certo, ti capisco, meno male poveretto, io non ci riuscirei mai-
-comunque le religioni cristiana e musulmana si assomigliano...-
-lo penso anch'io-
-noi abbiamo Hallah-
-e noi Dio...-
-noi Maometto-
-e noi Gesù...-
-noi abbiamo le moschee con i minareti-
-e noi le chiese con i campanili...-
-noi preghiamo cinque volte al giorno, regolarmente-
-noi... bè non saprei ma credo che chi pratica vada a messa la mattina...-
-noi facciamo un mese di penitenza (il ramazan appunto), per purificarci per Hallah-
-bè, in teoria anche noi abbiamo la quaresima che è una cosa simile, per quaranta giorni non dovremmo mangiare carne, digiunare, fare un po’ di penitenza, non mangiare dolci ecc. ma non conosco nessuno che la osservi..."
-quaranta giorni, quaresima...??!!-
-lascia perdere... troppo difficile... tanto non è importante...-
-ah... e poi noi, una volta l'anno i ricchi devono assolutamente donare ai poveri!-
-ma lo dici cosi o sei sicuro che lo fanno?-
-no, no, lo fanno proprio pubblicamente-
-ah... bè no, anche qui noi non lo facciamo, non credo proprio che Berlusconi doni dei suoi denari ai poveri...-
-Berlusconi?!-
-lascia perdere... anche qui troppo difficile e anche qui non è importante...-
Sono a Troia, sulla costa turca dell'egeo, quella mitica di Omero o di Brad Pitt, a scelta. ll proprietario della pensioncina dove ho preso alloggio dice che viene più gente da quando è uscito il film... Non ho davvero parole...
E' solo una sosta, ormai sono sulla via del ritorno, domani attraverserò lo stretto dei Dardanelli e poco dopo entrerò nella mia amata Grecia.
Ho fatto tappa per 3 giorni a Kas, nella costa turchese, ne vale proprio la pena.
Kas è un delizioso paesino sul mare proprio di fronte all'isola greca di Kastellorizo, ricordate quella del film "Mediterraneo" di Salvatores...?
Bene, da Kas si possono fare moltissime escursioni nel raggio di 40/50 km e visitare dei bellissimi siti archeologici risalenti dal X secolo a.c. fino all'epoca bizantina, il tutto condito da paesaggi sul mare mozzafiato.
Qualche cosa avevo già visto quand'ero venuto dieci anni fa, ma ne avevo ancora da vedere... E poi, non so perchè ma io sono davvero innamorato dei reperti lici.
La Licia è stata l'ultima provincia che i romani sono riusciti a conquistare nell'Asia Minore perchè per arrivarci bisogna attraversare delle montagne impervie, la catena dei monti Tauri.
Solo recentemente, negli anni '80, è stata asfaltata completamente la strada costiera; ci si arriva ma le strade continuano ad essere davvero difficili.
l Lici avevano una loro lingua, solo in parte decifrata, e segni fonetici loro propri, avevano usi e costumi particolari per quei tempi e avevano elaborato un'arte funeraria unica nell'antichità, tombe e sarcofagi particolari disseminati tra gli ulivi e i pini, o scavati nelle scarpate rocciose, ma sempre in vista del mare.
Sono proprio queste tombe ad affascinarmi particolarmente e così, in attesa di poter andare a visitare Kastellorizo, ho girovagato alla ricerca dei siti più belli.
Patara, Myra, Kekova, Ugacik, Xantos, Simena (la mia preferita) ecc. non sono che una piccola parte dei tantissimi siti disseminati su queste rive.
Nel mio errare capito a Demre, l'antica Myra, e cosa ti trovo danti alla chiesa di San Nicola? Una bella statua di Babbo Natale...
Già perchè il San Nicola venerato un po' dappertutto, è lo stesso di Bari, della Russia degli Zar e nel nord Europa è diventato Santa Claus!!!
Nato a Patara nel lV sec. d.c., sempre qui nella Licia, è poi diventato vescovo di Myra. Sepolto in questa chiesa vi è rimasto fino all'anno 1087, quando dei mercanti italiani hanno trafugato il corpo e lo hanno portato a Bari.
Patrono dei viandanti, dei naviganti, liberatore dalle infermità e dalle ingiustizie, protettore delle partorienti e delle ragazze in cerca di marito e chi più ne ha più ne metta...
Babbo Natale lo è diventato perchè, la leggenda vuole, che per evitare che tre povere ragazze continuassero a prostituirsi per sfamarsi, San Nicola calò nel loro camino un sacco con delle monete...
Qui il 25 dicembre nemmeno sanno cos'è, ma il primo gennaio festeggiano Santa Claus esattamente come noi portando doni ai bimbi nella notte.
Questa proprio non la sapevo...