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Il viaggio:

Tunisia '06 - Le mail

14 ottobre 2006
Giusto per togliervi un po’ dal grigiore dell’autunno

Ciao a tutti, sono nuovamente in gironzolo e cosi spero di distrarvi un pò dai vostri ritmi quotidiani con una mia quotidiana avventura.

Sono in Tunisia, qualcuno di voi lo sa e qualcuno no, e quindi non fate troppo caso agli errori poiché nella tastiera ci sono principalmente i caratteri arabi.

Mi trovo esattamente a Tataouine, nel sud est e vicino al deserto. Come forse saprete da luglio non sono più uno scooterista ma bensì un motociclista, ho acquistato una bellissima Honda Transalp 650, un enduro molto versatile, e cosi con il mio amico Luciano il 7 ottobre siamo partiti da Genova per un paio di settimane a zonzo per questo simpatico paese.

Dopo aver già visto laghi salati, oasi di montagna, dune di sabbia, ksar e vari villaggi sperduti qua e là oggi decido di tentare una pista nel deserto.

Luciano non può seguirmi, la sua e una moto da strada e ha bisogno sempre dell’asfalto sotto le ruote, cosi carico un paio di bottiglie d’acqua, la macchina fotografica e parto con direzione Ksar Ghilane, un oasi mitica per i motociclisti fuoristradisti. Avendo letto un pò di cose su internet prima di partire, anch’io non vedevo l’ora di misurarmi con questa pista.

Partendo da Tataouine sono circa 80 km di pista pochissimo frequentata in mezzo al deserto, ma per me fare quella più classica che segue la pipeline significa allungarla di almeno 130-140 km e non me la sento di certo.

Dopo una decina di km in solitudine e avendo rischiato di insabbiarmi almeno 4-5 volte mi rendo conto che forse ho affrontato un’impresa più grande di me.

I km avanzano, la sfiducia pure, m’insabbio e tiro fuori la moto a fatica, fa un caldo boia, sudo, m’incazzo. Ancora un bivio con piste identiche e non so da che parte andare, tracce di pneumatici su tutte e due, cerco di seguire l’ovest con la bussola ma dopo poco mi vengono i dubbi e torno indietro e riprendo l’altra pista…

Comincio a pensare seriamente di averla fatta grossa. Cazzo, penso, prima o poi la benzina finirà se continuo a girare cosi a muzzo.

Arrivo ad un ennesimo bivio e per sicurezza disegno per terra con delle pietre una freccia che mi consenta di trovare la via nel caso riuscissi a ripassare di lì nel ritorno.

Incontro una pozza d’acqua penso usata dai beduini con i loro cammelli e mi fermo a riposare e a valutare per bene la mia situazione.

E’ circa mezzogiorno e il sole picchia, il paesaggio intorno e’ tutto identico, sabbia e cespugli, profili di montagne in lontananza tutti uguali. L’unica cosa che so e’ che ho percorso circa 50 km nel nulla e non so quanto nulla mi aspetta ancora e sopratutto in quale direzione. Altra certezza, grazie alla bussola, è che l’ovest è di là ma non esiste una pista che punta diritto a ovest, le piste vanno dove cavolo vogliono loro.

Sto per rassegnarmi a tornare indietro quando all’orizzonte compaiono 3 fuoristrada da ovest. Il cuore mi si gonfia di felicità, cavolo se vengono da lì sapranno bene qual’è la direzione giusta.

Lascio la pozza e mi affretto a raggiungere la pista facendo cenno ai 3 Land Rover di fermarsi e quando ormai sono a pochi metri, un brivido mi corre lungo la schiena…

CAZZO, questi sono i tre stronzi svizzeri che ho mandato a fanculo salendo sul traghetto a Genova…

Si perchè io e Luciano eravamo già quasi entrati del garage della nave quando questi 3 Land grigi, tutti uguali con pale e piastre per la sabbia, con la targa svizzera VD... si sono infilati a forza cercando di passare davanti a me. Il primo l’ho lasciato passare, il secondo con qualche parolaccia pure, il terzo gli ho gridato ‘’fanculo svizzero di merda’’ e ho accelerato mettendomi di mezzo: ora eccolo qui che tira giù il finestrino e candidamente dal fresco della sua aria condizionata mi chiede

‘’avez-vous des problemes ?’’

Io, facendo appello al migliore dei miei sorrisi, rispondo:

‘’No, mercì mais just pour tranquillitè, c’est ca la piste pour Ksar Ghilane ?’’

‘’Oui, bien sur, touts droit et a un chilometre, plus o moin, tournez a gauce et aprés touts droit pour 15 km’’

‘’tres bien, tres merci, au revoir’’

E m’infilo il casco e parto sorridente.

Certo dopo un km il dubbio mi e’ venuto se girare o no a sinistra, ma non e’ che avessi granchè scelta…

Per fortuna dopo una mezz’oretta incontro un pastore con due asinelli che, anche se parla solo arabo mi fa capire che sono sulla strada giusta, mi stringe la mano e mi offre un po’ d’acqua. Sarà l’unica anima viva che incontrerò prima di arrivare all’oasi, dove giungerò verso le 2 del pomeriggio, stanco, sudato, con la schiena a pezzi, pieno di sabbia ma felice.

Baci e abbracci a tutti