Nel gennaio del 2005 decido di partire, con il mio amico Piero, per un viaggio in sudamerica; un paio di mesi zaino in spalla, bus, mezzi locali, da Buenos Aires a Santiago del Cile passando per la Patagonia e la Terra del Fuoco. La grande passione per i viaggi che mi porto dentro da sempre, tanta voglia di avventura ripercorrendo le strade di Bruce Chatwin e i lu
oghi così ben descritti da Francisco Coloane e Luis Sepulveda.
E poi la grande passione per la fotografia.
Scrive il celebre fotografo Henry Cartier Bresson: "Di tutti i mezzi di espressione la fotografia è il solo che fissa un istante decisivo. Per noi fotografi ciò che sparisce sparisce per sempre...”
Nulla di più vero. Attraverso la fotografia raccolgo in un attimo un pezzetto di mondo, un frammento e lo porto via con me. Non è importante che la foto sia bellissima, è la mia foto, il mio attimo, il mio frammento e ce l’ho nelle mie mani e anche più avanti nel tempo potrà continuare ad esistere. Tra gli amici, qualcuno è un po’ preoccupato, per la strada, i posti, la gente, ma io questi timori non li sento proprio dentro di me. Un pizzico d’incoscienza mi ha sempre spinto a partire per mete lontane senza preoccuparmi troppo di cosa mi sarebb
e potuto accadere. Nasce così la richiesta di “fammi avere tue notizie, magari anche solo con un’e-mail...” Io acconsento, ma non ho idea di quante possibilità potrò avere di far avere mie notizie tramite internet. In sudamerica la cosa funziona, internet point ce ne sono ed anche a buon prezzo, così inizio a raccontare le sensazioni che provo, le mie emozioni, gli incontri, quello che mi accade nel quotidiano e questo mi fa anche sentire più vicino a casa. Già perché viaggiare è una grande passione, ma le mie radici sono qui e il desiderio di tornare alla fine di ogni viaggio nella mia amata casetta di Torino è sempre vivo e forte. Ho ancora ben presente nella mente la sensazione che ho provato quando da Hushuaia, cosciente di essere a 14.000 km di distanza, ho sentito per telefono la voce di Davide, mio figlio, gli occhi lucidi e un nodo alla gola m’impediva di parlare e lui che continuava a chiedermi “papi, che cos’hai...?”
Nell’ottobre del 2005, con il mio amico Luciano, altro grande viaggio in Namibia. Lì comunicare invece è un po’ più difficile, gli internet point sono rari e quando ci sono costano una fortuna. Riesco a scrivere un’ e-mail ma poi rinuncio rimandando i racconti al mio rientro. Un peccato perché la Namibia è un posto straordinario e avrei avuto molto da raccontare. Incontri davvero toccanti con la popolazione e paesaggi mozzafiato ci accompagnano per oltre tre settimane con quasi 5.000 km fatti con una vecchia golf su degli sterrati interminabili. Luciano mi accompagna anche in autunno in Tunisia. Anche qui non ce ne sono molti di internet point e poi il viaggio è breve, solo un paio di settimane, pochissime difficoltà ed imprevisti, a parte un’azzardata cavalcata attraverso il deserto con la mia fida Honda Transalp, così scrivo poco.
Il viaggio in Turchia del settembre 2007 invece mi offre la possibilità di esprimermi di più. Molti internet point economici e poi, essendo il mio primo viaggio da solo, il desiderio di comunicare aumenta. Scrivere le proprie emozioni, raccontare le difficoltà, descrivere gli attimi piacevoli diventa probabilmente un modo per sentirmi meno solo ed affrontare con più forza le difficoltà che mi si presentano. Forse sono spinto anche dal desiderio di tranquillizzare la preoccupazione in generale che avverto da parte di tutti. 8.700 km in moto, di cui circa 6.500 per le strade della Turchia, che sono davvero difficili e pieni d’insidie. Mi rilasso un po’ solo quando supero il confine ed entro in territorio greco salutando il soldato stringendo il pugno come se avessi fatto goal. Lui mi risponde con un sorriso complice che aumenta la mia felicità.
Ora eccomi qui a documentare il tutto e naturalmente anche i viaggi successivi, con le e-mail spedite rigorosamente originali e corrette solo grammaticalmente e con le foto a corredo di quanto raccontato. Ringrazio ancora di cuore chi mi ha pazientemente letto e mi ha aiutato rendendosi partecipe rispondendomi, sostenendomi ed incoraggiandomi.
Gian Mario Bissacco